Oggi mi sono arrabbiata. Quasi tutti i giorni mi arrabbio, ma non è perché sia stizzosa, cattiva o perché odi a prescindere i miei alunni. No, è che non conto più le volte in cui rimango male, in cui mi sembra di fare un lavoro inutile.
A me piace insegnare quasi quanto mi piace imparare sempre cose nuove. Ho una curiosità innata che mi porta a cercare sempre notizie in più sugli argomenti che devo spiegare nei svariati indirizzi in cui insegno o ho insegnato, e, non so per quale insana ragione, mi piace tantissimo poter essere veicolo di tutto ciò, così come del resto mi rende felice (e non esagero) anche imparare qualcosa da un mio alunno.
Credo, spero, che la qualità di quello che porto in classe sia medio-alta. A volte tentenno, a volte non riesco a prepararmi come vorrei (calcolate che su 5 classi ho 9 programmi diversi, il sito e svariati altri impegni, oltre i miei interessi personali), ma credo di metterci davvero tanto entusiasmo e soprattutto tanta voglia che si “accolga” quello che cerco di passare .
Non voglio certo far credere di essere stata un’alunna secchiona o modello che pretende altrettanto dai suoi: ho scritto anch’io sul diario, mangiato in classe, chiacchierato, fatti i calcoli per le interrogazioni e scritto bigliettini. Sono passati 22 anni ma mi ricordo cosa vuol dire essere stare nel banco, la stanchezza, a volte la noia.
Però, però, ero consapevole che alcuni atteggiamenti erano poco corretti; se beccata mi scusavo, non esibivo la mia maleducazione come un trofeo, non schernivo l’insegnante dormendogli o ridendogli in faccia, quando non sapevo qualcosa un poco me ne vergognavo, le insufficienze (che pure ho preso!) non erano un vanto, non erano una cosa che “avevo il diritto” di recuperare.
E poi, le cose che venivano dette in classe mi si attaccavano da qualche parte nel cervello, anche se magari non le approfondivo studiando subito. Non era come ricominciare da una tabula rasa tutti i giorni….
E c’era anche la voglia della piccola sfida, del provarci, del provare a capire PRIMA che qualcuno mi spiegasse. A prescindere dalla materia (in tedesco non c’era verso, ma vabbè…)
A scuola in ben pochi alunni trovo questo. Alunni che so che potrebbero valere e con cui magari, al di fuori della realtà di classe, vado d’accordo, riesco a parlare, mi sono pure simpatici.
Stamattina per esempio mi sono arrabbiata perché due alunne (brave tra l’altro) non sapevano chi era Enrico VIII. Una cretinata, direte voi. Ma avevano appena finito di fare un cartellone (molto bello) - una cronologia illustrata della storia inglese, ne avevamo parlato più volte, e poi santo cielo, è quello che ha avuto 6 mogli, ha creato la chiesa d’Inghilterra… non è un personaggio che si dimentica così facilmente…
La reazione alle mie arrabbiature qual è? La faccia offesa o le spallucce. Così mi arrabbio ancora di più ma il più delle volte mi verrebbe da piangere, se non mi trattenessi.
Oggi pensavo a degli esempi che potessero far capire cosa vuol dire avere davanti una ventina di persone che se ne fregano del tuo lavoro e, in qualche modo, lo demoliscono. E’ come cercare di costruire una casa quando qualcuno di notte ti porta via la maggior parte dei mattoni che avevi già messo su. Oppure è come essere un cameriere a cui i clienti fanno lo sgambetto. Oppure è come essere una commessa a cui i clienti si rivolgono trattandola come una povera mentecatta. Qualcuno di voi ha avuto un’esperienza lavorativa del genere, forse proverà a capirmi.
Certo, potrei fregarmene. Lo stipendio me lo darebbero lo stesso.
Non ne sono capace.